lunedì 19 marzo 2012

Renault Twingo, personalità in movimento o solo cattivo gusto?


Davvero c’è qualcuno alla Renault che ci vuole far credere che la personalità si dimostra facendosi un tatuaggio a 12 anni alla base della schiena? O magari la personalità è nascosta tra le rughe di una mamma sprint che ha un mega tatuaggio a colori (sempre sul fondoschiena) e che lo confronta con la figlia?
Naturalmente mi sto riferendo al nuovo spot della Renault Twingo che per pubblicizzare le innumerevoli personalizzazioni possibili della macchinina ha scelto di toccare lo spirito “conservatore” delle famiglie italiane. Personalmente questi 30 secondi risultano sì simpatici ma forzati e di cattivo gusto, diseducativi e fintamente pacificatori tra le generazioni.
Per non parlare di quello che celebra le nozze gay, andato in onda pochissime volte. Ultimamente poi mi ricordo di quel tipo con la Megane che riaccompagna a casa una bella ragazza dopo una festa, lei lo invita a salire (ed è evidentemente francese) ma lui no! Lui preferisce guidare e scompare nella notte. O l’altra della Clio dove fuori dalla scuola un ragazzo non aspetta il figlio che esce correndo e felice ma la maestra. E non ci sarebbe niente di male, anzi scatena una certa invidia, se non fosse per il pay-off mostruoso “Dalla vita aspettati di più”, come se aspettare un figlio fuori dalla scuola è da sfigati.
Individuare l’artefice di tanto sarcasmo è facile, è la direzione Renault perché proprio non possiamo dare la colpa all’agenzia incaricata che ovviamente ha fatto la sua proposta, ma sono stati i vertici dell’azienda a decidere. Però voglio dire all’agenzia inglese Publicis Conseil che è l'autrice degli spot Twingo cosa gli passa per la testa? A soddisfare il cliente Renault registrando cambiamenti sociali fuori da ogni contesto nazionale e di buon gusto?
Eppure il brand era partito nel 2011 buttandosi a capofitto nell’auto elettrica. Almeno sulla carta, con brochure e qualche inserzione sulla stampa o aderendo a progetti ridondanti sulla riduzione delle emissioni. Non erano loro che sono in possesso del brevetto per il motore che con 1 litro di benzina percorre 100 Km? E comunque la Francia era molto interessata al petrolio della Libia qualche mese orsono. Questi però sono altri discorsi. Il discorso più importante è che l’anno scorso le vendite della casa automobilistica sono scese del 5,7% in Europa, colpa della crisi?
Se lavorassi per Renault però baserei ogni mia azione di immagine esterna (e anche interna che non guasta mai) sul rispetto dell’ambiente e sulla macchina del futuro. Questo comporta anche un certo sforzo a trovare la chiave giusta per affrontare i cambiamenti repentini di questa epoca. Ma cambiamento non vuol dire stravolgimento di tutto. Essere rivoluzionario oggi è preservare alcuni valori fondamentali, come ad esempio il rapporto tra mamma e figlia e nel conseguente stile di educazione. Così come è importante educare al rispetto dell’ambiente. Creerei una storia struttura come sequel proprio su questo argomento.

martedì 6 marzo 2012

Italia 1 ha forse cambiato target?


La domenica sera in televisione dovrebbe essere il luogo magico dove rilassarsi, apprendere qualche nozione per crescere la propria persona e prepararsi al lunedì di lavoro riuscendo a far proprie informazioni di cui parlare in pausa pranzo.
No no non sto parlando di cultura, non mi permetterei mai di scrivere nella stessa frase televisione e cultura, sto parlando di come riuscire ad applicare i parametri giusti di un’azienda spiccatamente commerciale, optare per una politica di rete corretta e una profilazione di target coerente.
E proprio parlando di target la domanda è… ma in questo momento a chi si rivolge Italia 1, il canale più giovane di Mediaset? Agli anziani?
Io amo le vicissitudini della famiglia Simpson, mi ricordo di aver seguito il primo episodio del fortunato cartone nell’ottobre del 1991, un secolo fa, ne sono innamorato, affezionato e sempre stato sostenitore di quell’ironia a volte cinica sulla società moderna, su tutti noi in pratica.
Ma nonostante questo amore viscerale alcuni episodi, per altro vecchi e quindi visti e stravisti, non possono andare in onda la domenica sera prima di mezzanotte su una rete nazionale come Italia 1. Non si può!
In questo modo non si fa piacere agli appassionati, si dimostra solamente di non avere le idee chiare, che all’interno della rete ci sono feroci lotte intestine, che alcune scelte come la nuova (davvero?) edizione del Chiambretti Night non ha dato i risultati sperati… e come avrebbe potuto poi? Abbiamo visto qualcosa di innovativo o di particolare?
In ogni modo, quale sarà allora la ragione che convoglierà un target giovane e mediamente istruito a guardare il palinsesto di Italia 1? Cosa spingerà milioni di italiani a lasciare l’immensità del web con la sua praticamente infinita offerta di contenuti per guardate una puntata dei Simpson verso mezzanotte di una domenica sera?
Il paradosso poi è che stanno proponendo lo sdoppiamento della rete con Italia 2. Il suo promo rokkeggiante appare in ogni blocco pubblicitario, forse è così che intendono riempire i vuoti di palinsesto?
E allora se lavorassi per Italia 1 avrei un po’ più di coraggio e produrrei trasmissioni a basso costo ma con altro coefficiente di contenuto, dove si possa apprendere, capire il mondo, essere attratti, fare esperienze stando seduti in poltrona. In questo momento di austerità il pubblico si è stancato di vedere una manciata di sbruffoni litigare, rifiuta lo spreco di denaro pubblico per scenografie pompose, capisce ormai la banalità delle tematiche offerte. Il pubblico sta scappando e si sta lasciando dietro un deserto di professionisti e dirigenti del settore privi di iniziativa e di idee. È il momento di agire.
Le idee ci sono, non si svilupperanno sui format tradizionali e occorrerà un paradigma nuovo, ma la trasformazione è in atto e sta accelerando.

venerdì 2 marzo 2012

Niente New Coke, siamo tradizionalisti!


Il 1985 può essere ricordato sicuramente come l’anno che segna l’ingresso della Comunicazione in una fase più matura che cambierà per sempre il mondo della pubblicità, ma soprattutto cambierà radicalmente il rapporto tra le aziende e i suoi consumatori.
E furono proprio loro a gran voce a dire alla Coca-Cola Company che il suo nuovo prodotto, la New Coke, non avrebbe mai e poi mai sostituito la vera Coca-Cola.
L’azienda però nel frattempo aveva investito oltre 4 milioni di Dollari in ricerche di mercato sottoponendo il prodotto a più di 200.000 test sul sapore.
In realtà la New Coke poteva anche risultare più buona della Coca tradizionale, ma gli amanti della bevanda tutta bolle non presero nemmeno in considerazione questa possibilità. Punto.
Un’ingente quantità di persone scrisse e telefonò per “pretendere” il ritorno della Coca-Cola tradizionale.
Ma c’è di più. In quei mesi si formò una sorta di movimento sotterraneo che indusse un texano, ad esempio, a rifornirsi di Coca originale per circa 1.000 Dollari.
L’azienda nell’arco di 3 mesi reagì e tornò alla sua produzione normale, cancellando la New Coke per sempre.
Nonostante il brand Coca-Cola sia da sempre in testa alla classifica del valore in assoluto con circa 72 miliardi di Dollari, è chiaro che questo valore è stato sempre in mano ai consumatori.
Se lavorassi per il Gruppo Coca-Cola in ogni convention, in qualsiasi convention (venditori, dipendenti, clienti, ecc ecc) e comunque in ogni evento che riguardi la comunicazione interna, farei un riferimento attraverso una serie di video che raccontano questa storia romanzata con il risvolto finale che il marchio, nonostante produca una semplice bevanda, è la bevanda più amata e distribuita nel mondo. E che è ormai entrata nella storia.